Dall’edilizia la spinta per ripartire

Il grande mondo dell’edilizia – formato da imprese di costruzioni, architetti, ingegneri, artigiani, aziende di impiantistica, agenti immobiliari e lavoratori tutti – non si rassegna al declino, non ci sta a gettare la spugna, si rifiuta di subire passivamente gli effetti devastanti di una crisi che mette in pericolo il futuro stesso del settore. E ha deciso di reagire con determinazione. Lo ha fatto ieri a Milano, attraverso una manifestazione di protesta e di denuncia promossa da 20 associazioni del mondo delle costruzioni, dal titolo volutamente provocatorio: la “Giornata della Collera”. Lo ha fatto per rilanciare agli occhi dell’opinione pubblica (esponenti politici, istituzioni ma anche cittadini comuni) la centralità dell’edilizia, nella convinzione che senza una ripresa delle costruzioni non ci potrà essere una ripresa dell’economia nel suo complesso. «Basti pensare – afferma Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance – che una domanda aggiuntiva di un miliardo nelle costruzioni genera una ricaduta complessiva nell’intero sistema economico di 3,4 miliardi di euro e un aumento di 17mila occupati.

Numeri al momento da fantascienza per un settore che deve fare i conti con una realtà molto diversa. Vediamo qualche cifra presentata a Palazzo Mezzanotte. La crisi economico-finanziaria che ha investito il Paese ha trascinato il settore delle costruzioni nella recessione più grave dal dopoguerra a oggi. Nel quinquennio 2008-2012 c’è stata una riduzione degli investimenti nelle costruzioni del 26%, con –47% per le nuove costruzioni e -39% per le opere pubbliche; 43 miliardi di euro in meno hanno riportato i livelli di produzione a quelli di 40 anni fa. Dall’inizio della crisi oltre 40mila imprese hanno chiuso i battenti mentre si sono persi 360mila posti di lavoro. Soffrono anche gli studi professionali, costretti a ridurre i collaboratori.

Da qui la collera delle imprese. Ma la collera fine a sé stessa non produce risultati. In questo senso, il sistema delle costruzioni riunito in Piazza Affari ha inteso trasformare la collera in un manifesto programmatico, sul quale chiede da subito il consenso di tutti coloro che si candidano alla guida del Paese, e sul quale instaurerà un dialogo costante nel tempo con il nuovo Governo e con tutti i gruppi parlamentari della prossima legislatura, per trasformare in azioni legislative concrete ogni punto del manifesto stesso. «Bisogna far ripartire l’economia italiana e la filiera delle costruzioni vuole e può essere una leva per riavviare il motore produttivo del Paese»: questo il messaggio delle imprese.

Sei i punti indicati dal manifesto e portati all’attenzione del mondo politico per rilanciare il mondo delle costruzioni: 1) liberare le risorse disponibili bloccate da una burocrazie soffocante e da regole disincentivanti come il patto di stabilità interno; 2) valorizzare la qualità italiana del prodotto edilizio; 3) attrarre investimenti privati ridefinendo politiche fiscali che oggi deprimono l’investimento immobiliare rispetto a quello mobiliare; 4) ridare equità ai contratti dando certezza ai tempi di pagamento; 5) riportare le banche al loro storico ruolo di partner degli operatori e delle famiglie; 6) definire una moderna politica industriale basata su credibilità, trasparenza, garanzie reali, qualificazione, merito, professionalità.

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è intervenuto telefonicamente, nel pieno del convegno, per esprimere apprezzamento e appoggio all’iniziativa milanese: «Questa è una giornata importante in cui le imprese fanno sentire il loro stato d’animo che non può essere benevolo. Il nostro – dice Squinzi – è un grido d’allarme per arrestare il declino e contribuire a ricostruire il Paese. La crescita è condizione indispensabile per difendere democrazia ed equità e il perno sul quale basare lo sviluppo resta il settore manifatturiero». La palla è stata lanciata, ora tocca alla politica raccoglierla e fornire le prime risposte.

 

Fonte : Ilsole24ore.com